Giorgia Meloni non ha scelto una data a caso per farsi intervistare su Raiuno da Bruno Vespa, il cui salotto la premier frequenta molto di più delle sale stampa. L’anniversario del 7 ottobre le serve per rilanciare le tesi contro la sinistra costruite nel laboratorio della strategia comunicativa di Palazzo Chigi assieme al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e per fissare i primi paletti della campagna elettorale che porterà al voto nel 2027. Torna ad attaccare Cgil, le opposizioni, la Global Sumud Flotilla, i milioni di manifestanti scesi in piazza contro il massacro di Gaza. Sul lato delle proposte, promette un occhio di riguardo per il ceto medio nella prossima manovra economica, la penultima prima delle elezioni previste tra due anni, e dettaglia maggiormente l’idea di una legge elettorale che affiancherà l’approvazione della riforma del premierato. Nella solita doppietta – prima nel format breve di Cinque Minuti, poi sulla tradizionale poltroncina di Porta a Porta – Meloni rivela di essere stata denunciata alla Corte Penale Internazionale assieme ai ministri Guido Crosetto, Antonio Tajani e all’ad di Leonardo, azienda partecipata della Difesa, Roberto Cingolani. «Credo che non esista un altro caso al mondo» commenta la premier. A suo avviso, questa è la prova di un clima che «si sta imbarbarendo parecchio». Ribadisce un concetto già espresso tante volte, l’ultima a New York, quando reagì con evidente irritazione alla domanda de La Stampa sulla necessità di chiarire con chi ce l’avesse: «Non conto più le minacce di morte e penso che qui ci siano delle responsabilità di chi, per esempio, dice che hai le mani di sangue, da chi dice che questo governo è complice di genocidio». Vespa non le chiede a chi si riferisca e anche in questo caso Meloni non circostanzia i nomi. Nelle ultime settimane, dopo la morte di Charlie Kirk, i vertici di Fratelli d’Italia hanno elaborato un piano di comunicazione basato su un assunto: accusare gli avversari di inquinare il dibattito pubblico, sfruttando l’onda emotiva dell’omicidio dell’influencer della destra americana. Tutto è studiato a tavolino e ogni possibilità offerta dall’attualità viene sfruttata. A caldo, davanti ai milioni di italiani scesi in piazza a manifestare, Meloni aveva preferito concentrarsi sulla scritta con cui era stata imbrattata la statua di Giovanni Paolo II di fronte alla stazione Termini a Roma. Su Raiuno ricorda lo striscione «alla testa del corteo» che inneggiava agli attacchi terroristici del 7 ottobre: «Sono rimasta scioccata». Questo episodio renderebbe «riduttiva la tesi dei semplici infiltrati». Secondo la premier, «Stiamo cominciando a sperimentare qualcosa di diverso, e penso si stia sottovalutando da parte di chi ha pensato di fomentare la piazza. Attenzione – aggiunge – perché poi le cose sfuggono di mano». La strategia decisa con il partito non cambia di una virgola, nonostante gli inviti delle opposizioni a non generalizzare e lanciare accuse senza bersagli chiari, e nonostante il prefetto di Roma su questo giornale abbia smentito il teorema del governo sostenendo che i violenti sono stati isolati e gli incappucciati sono arrivati solo alla fine della manifestazione. Meloni non ha ancora deciso se andrà o meno a Washington. Tutto dipende da Donald Trump, se presenzierà o meno alla cena di gala della National Italian American Foundation. Intanto conferma il sostegno al piano del presidente Usa: «Apre spiragli». E rivendica le accuse già espresse contro la Flotilla: «Sulle navi c’erano circa 40 tonnellate di aiuti. Il governo italiano ne ha consegnate 2300 e 40 tonnellate le consegna in una mattinata con due aerei». Sui toni usati contro lo sciopero indetto di venerdì dalla Cgil, accusata di voler fare «un week end lungo», si percepisce, sfumato, un ammorbidimento. «Non sono stata particolarmente dura nei confronti dello sciopero. Penso che sia pretestuoso che la Cgil sembri più interessata a difendere la sinistra che i lavoratori». Nella chiacchierata con Vespa, c’è anche spazio per definire le prossime tappe del governo. La legge di Bilancio che si voterà a dicembre sarà la penultima della legislatura, ma sarà soprattutto quella che, di fatto, dispiegherà i suoi effetti sulla società italiana alla vigilia delle elezioni: conferma che si sta cercando una soluzione affinché possa arrivare un aiuto dalle banche e che «ci sarà un segnale per la classe media, per chi guadagna fino a 50 mila euro». Una promessa che dovrà fare i conti con i pochi soldi a disposizione e l’impatto dei dazi di Trump. Il settore agroalimentare è in rivolta, mentre dal governo minimizzano le tariffe americane che arriveranno al 107% sulla pasta italiana. Anche in questo caso Meloni evita di attaccare il leader Usa, convinta che sui dazi in generale ci siano margini per trattare. Il 2026 sarà anche l’anno del referendum sulla riforma della giustizia che contiene la separazione delle carriere e che Meloni considera «un’occasione storica». Ma sarà anche l’anno in cui, come spesso accade al termine di una legislatura, arriverà in Parlamento la proposta di una nuova legge elettorale. «La farei con indicazione del premier sulla scheda» ammette, legando il sistema di voto alla riforma costituzionale del premierato che nei piani del centrodestra dovrebbe arrivare negli ultimi mesi prima delle elezioni. Una risposta anche sulle indiscrezioni che la vorrebbero interessata a passare da Palazzo Chigi al Quirinale: «Faccio la presidente del Consiglio. Posso garantire che mi basta e mi avanza».
Meloni: “Mi hanno accusata di concorso in genocidio. Attenti ad aizzare le piazze”
La premier ospite in tv da Vespa rilancia le tesi contro la sinistra








