di
Dimitri Canello
Il 14 ottobre in Friuli Venezia Giulia la gara di qualificazione per i Mondiali: atteso uno stadio semivuoto. Il sindaco: non c'è clima adatto. Gravina (Figc): si deve giocare. Il piano di sicurezza con controlli e reparti speciali
Udine si prepara a ospitare, martedì prossimo 14 ottobre, la sfida di qualificazione ai Mondiali tra Italia e Israele, ma l’attesa ha assunto da giorni contorni che vanno ben oltre il calcio. La partita si giocherà in un clima di forte tensione, tra paure legate all’ordine pubblico, polemiche politiche e una prevendita fiacca che rischia di trasformare il Friuli in uno stadio semivuoto. La data cade a pochi giorni dal secondo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023: un ricordo ancora vivo che ha riacceso le preoccupazioni per la sicurezza in tutto il Paese.
Hotel top secret per gli ospiti e piano di sicurezzaPer la squadra di Israele è previsto un alloggio «blindato»: la comitiva sarà prelevata all’aeroporto di Ronchi dei Legionari e scortata fino a una struttura top secret, con vigilanza h24 fino all’attimo in cui lascerà l’Italia. Il Viminale ha predisposto un massiccio piano di sicurezza. Udine sarà completamente presidiata da forze dell’ordine e reparti speciali. Il prefetto ha annunciato controlli capillari lungo le principali vie d’accesso alla città e nei pressi dello stadio Friuli–Dacia Arena, dove sono attese circa 6 mila persone sugli spalti e almeno 10 mila all’esterno, tra manifestanti, curiosi e forze di sicurezza. Sono previsti check-point mobili, zone rosse e un piano straordinario di vigilanza su stazioni, parcheggi, aree sensibili e luoghi simbolici della comunità ebraica locale. Il clima è stato ulteriormente surriscaldato dall’annuncio di presidi e cortei di gruppi pro-palestinesi: il Comitato per la Palestina ha già convocato un presidio per mercoledì 8 ottobre davanti alla Prefettura, mentre per il giorno della partita è previsto un corteo che, secondo le stime, potrebbe superare le seimila persone. Il sindaco Alberto Felice De Toni ha ammesso: «Avevo chiesto un rinvio perché non c’era il clima per una festa nazional-popolare. Ora speriamo che non ci siano infiltrati nei cortei».










