La partita Italia-Israele, valida per la qualificazione ai Mondiali di calcio 2026, non si deve giocare. La richiesta arriva ormai da più fronti. In programma il 14 ottobre alle ore 20:45 allo stadio Friuli, di Udine, è da giorni al centro del dibattito pubblico. L’ultima in ordine temporale è dello stesso sindaco di Udine, Alberto Felice de Toni: "La situazione internazionale si è inasprita, noi non abbiamo l'autorità per cancellarla visto che riguarda Uefa, Federcalcio e Udinese che ha concesso lo stadio, ma ritengo la partita inopportuna”, ha dichiarato in un’intervista al Tg regionale del Friuli-Venezia Giulia. “Mi auguro che sia almeno rimandata”.Oltre al sindaco di Udine, 44 parlamentari del Partito democratico e del centrosinistra avevano lanciato una campagna per escludere la nazionale israeliana da tutte le competizioni sportive internazionali. Insieme a loro, anche l'Associazione italiana allenatori di calcio (Aiac) presieduta da Renzo Ulivieri si era espressa in tal senso con una nota che aveva definito la sospensione “un'azione non solo simbolica, ma necessaria, che risponde a un imperativo morale”. A queste voci autorevoli, si è poi aggiunta una petizione (Stop the game) che ha superato le 22mila firme.Al sindaco di Udine ha risposto – sollecitato in conferenza stampa – il commissario tecnico della Nazionale, Rino Gattuso: “Sono un uomo di pace, mi auguro che la pace ci sia in tutto il mondo. Fa male al cuore vedere civili e bambini che vengono colpiti lasciandoci la vita; però Israele è nel nostro girone e ci dobbiamo giocare… è il nostro lavoro”.Il match di calcio contro Israele è previsto in due turni: l’andata è fissata per l'8 settembre al Nagyerdei Stadion Debrecen, in Ungheria, mentre il ritorno a Udine, che già lo scorso anno aveva ospitato, non senza polemiche, la stessa partita nell’ambito della Nations League. Oggi, però, il caso è diventato simbolo di una battaglia politica che attraversa istituzioni, partiti e movimenti della società civile italiana.Al centro della mobilitazione anche Mauro Berruto, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di pallavolo maschile, oggi deputato del Partito Democratico e responsabile Sport del partito, che ha promosso un'iniziativa per chiedere l'esclusione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali a causa della guerra nella Striscia di Gaza.Udine scelta dopo il rifiuto di BariLa macchina del boicottaggio si era messa in moto dopo che il comune di Bari, inizialmente designato dalla Federazione calcistica per ospitare l'incontro Italia-Israele, si era ufficialmente rifiutato di organizzare la partita sul proprio territorio. Il sindaco di centrosinistra Vito Leccese aveva infatti dichiarato "non gradita" la partecipazione di Israele agli eventi sportivi nella città pugliese, costringendo così la Figc a cercare una location alternativa. La scelta è quindi ricaduta nuovamente su Udine.Il caso di Bari ha fornito lo spunto a Berruto per lanciare un'offensiva più ampia contro la partecipazione di Israele alle competizioni sportive. L'appello si rivolge direttamente ai vertici dello sport italiano: dai membri italiani del Comitato olimpico internazionale al presidente del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) Luciano Buonfiglio, l'organo che governa lo sport olimpico in Italia, fino al presidente della Federazione italiana giuoco calcio (Figc) Gabriele Gravina, che dirige il calcio nazionale. L'obiettivo è spingere questi organismi a promuovere presso il Comitato olimpico internazionale (Cio), la Fifa e la Uefa, la sospensione immediata di Israele da ogni manifestazione sportiva globale.La richiesta di sospendere Israele da tutte le competizioni sportiveL’iniziativa è sostenuta anche da un’altra petizione su Change.org promossa dalla deputata Laura Boldrini, già presidente della Camera tra il 2013 e il 2018 e oggi alla guida del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, che chiede di sospendere Israele da tutte le competizioni sportive, non solo calcistiche.I promotori della petizione firmata dai parlamentari democratici richiamano i precedenti delle esclusioni sportive internazionali: dalla Germania e dal Giappone del dopoguerra fino alla Russia, sospesa dopo l’invasione dell’Ucraina. Una serie di casi che, secondo loro, evidenzierebbe un “doppio standard” da parte delle istituzioni sportive. Nell’appello vengono inoltre citati il procedimento per genocidio avviato dalla Corte internazionale di giustizia contro Israele e i mandati di arresto della Corte penale internazionale nei confronti del premier Benjamin Netanyahu.Le resistenze istituzionali e il fronte del noSull’iniziativa sono arrivate le prime reazioni politiche e istituzionali: il ministro dello Sport Andrea Abodi, ex presidente della Serie B nominato nel governo Meloni, ha respinto il paragone tra la situazione israeliana e quella russa, sostenendo che "Israele è stato aggredito, la Russia è un paese aggressore". Per il responsabile Sport di Forza Italia, Federico Bittner, la proposta avanzata da Berruto rischia di esasperare il clima: “Lo sport – ha ribadito – dovrebbe contribuire ad abbassare le tensioni e restare separato dalle valutazioni politiche”.Va ricordato che anche il sindaco De Toni, come quello di Bari, aveva inizialmente negato il patrocinio del Comune alla partita del 2024, salvo poi cedere alle pressioni istituzionali. Un anno fa, oltre duemila persone provenienti da 80 associazioni del territorio avevano manifestato sotto la guida della comunità palestinese. E l’impiego agenti, mezzi blindati e barriere mobili fu notevole.
Italia-Israele a Udine, a che punto è la decisione sul destino della partita fuori dal campo
Dal sindaco di Udine al ct della Nazionale Rino Gattuso, il dibattito sulla partita valevole per le qualificazioni ai Mondiali di calcio 2026 non si ferma






