In Ecuador avanza la repressione militare del presidente Noboa, mentre dall’Italia arrivano risorse che alimentano questa politica: nel luglio 2025 il governo Meloni ha firmato un accordo con il Paese sudamericano per la cancellazione di 10 milioni di dollari di debito. Un fondo per finanziare formalmente progetti ambientali, ricondotto dallo stesso esecutivo alle spese per la “sicurezza nazionale”.
Le proteste in Ecuador sono esplose a metà settembre, dopo la decisione del governo di Quito di eliminare i sussidi per il carburante diesel, facendo salire il prezzo da 1,80 a 2,80 dollari al gallone. Il 15 settembre gli autotrasportatori hanno iniziato i primi blocchi stradali e nei giorni successivi è stato indetto lo sciopero nazionale, estendendo la mobilitazione alle comunità indigene e popolari. La mobilitazione è stata lanciata dalla Conaie – la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador – la principale organizzazione dei popoli indigeni del Paese, protagonista di tutte le grandi sollevazioni popolari degli ultimi trent’anni. Il 28 settembre, durante le mobilitazioni dello sciopero nazionale un manifestante, è stato ucciso dalle forze armate un manifestante. Si tratta di Efraín Fuerez, comunero kichwa di 46 anni, colpito da tre proiettili durante la repressione militare a Cotacachi, nella provincia di Imbabura.






