La legge urbanistica della Regione Lazio – approvata a luglio dalla giunta guidata dal meloniano Francesco Rocca – è arrivata a un nuovo bivio. Dopo la rivolta del mondo della cultura e la bocciatura dell’ufficio legislativo della Regione, ora è lo stesso governo a chiedere correzioni al testo. Non una semplice raccomandazione: i ministeri di Infrastrutture, Ambiente e Cultura hanno trasmesso osservazioni puntuali tra l’inizio e la metà settembre di settembre, secondo quanto riferito dalla testata online Roma Today. L’invito rivolto al presidente della Regione Lazio è di riscrivere alcune parti per evitare un passaggio ben più traumatico, quello dell’impugnativa davanti alla Corte costituzionale.
Il rischio era quello di un cortocircuito politico senza precedenti: la premier Giorgia Meloni costretta a impugnare in Consiglio dei ministri la legge voluta e votata dalla regione governata da Francesco Rocca. Per evitarlo, Salvini, Pichetto Fratin e Giuli hanno scelto la strada della moral suasion, indicando nero su bianco le modifiche necessarie. Rocca ha subito accettato e si è assicurato che interverrà “nel primo veicolo normativo utile”. I ministeri hanno messo nel mirino soprattutto due aspetti: il meccanismo del silenzio-assenso, che avrebbe consentito di aggirare vincoli e controlli su interventi edilizi di impatto e gli incentivi volumetrici che aprivano la porta alla trasformazione di sottotetti abusivi e immobili irregolari in b&b, cliniche private o strutture ricettive. Contestazioni sono arrivate anche sulla disciplina della rigenerazione urbana: le nuove norme dovranno rafforzare i richiami alla legge quadro sulle aree protette e impedire che spuntino “cattedrali nel deserto” in zone prive di urbanizzazione.






