Le sfilate di Parigi/8Al suo debutto alla guida della maison, come terzo direttore creativo della sua storia, Blazy segna una rottura, ed abbatte il tweed per sperimentare in molte direzionidi Angelo Flaccavento7 ottobre 2025La maratona parigina della moda si è conclusa lunedì con l’evento in assoluto più atteso, per la portata simbolica del marchio così come per il tempo, quasi un anno, intercorso tra la nomina dei nuovo direttore creativo, Matthieu Blazy, e il suo debutto: Chanel.D’acchito, nonostante il cambio d’orario e la sfilata notturna invece che mattutina, il colpo d’occhio è familiare: un set immenso disteso nell’interezza della navata principale del Gran Palais; nero e screziato, pare la superficie di un lontano pianeta, disperso in mezzo agli astri che, luminosi, gli ruotano intorno. Metafora di universalità? Probabile. Di certo Chanel, come la Coca-Cola, sanno tutti cosa è. Oppure, anche, ricordo d’infanzia di Blazy delle visite al planetario del Gran Palais.Chanel, la collezione per la PE 2026Photogallery20 fotoArriva la prima modella in passerella, e il cambio di passo è subito evidente: niente tweed, o bordi a contrasto, ma un completo maschile con la giacca sforbiciata all’altezza dell’ombelico. Da lì l’azione muove in molte differenti direzioni; moltissime. Come già nel suo Bottega Veneta, Blazy lavora per frammenti, non necessariamente interrelati uno all’altro, o uniti da fili labili. Lí erano i passanti in una piazza, qui la storia d’amore tra Gabrielle Chanel e Boy Capel, alla base stessa della fondazione della maison, e di quella predilezione per il maschile portato sul corpo femminile - Coco indossava le camicie e le giacche di Boy. La storia non è immediatamente evidente, ma regge il passaggio dagli allungamenti modernisti alle esplosioni petalose, dai tweed stramati alle giacche scultoree, dall’iperdecorativo al puro.È molto, di certo troppo - un po’ come con Karl -, non tutto ma di tutto, ma pur nella varietà, porta un segno identitario forte, quello di Blazy, legato alla materialità del fare vestiti, dall’orgasmo della tecnica. Grande studio sulle borse e sulle scarpe, come sui bijou. Insomma, se la lettura estetica lascia perplessi per l’abbondanza incontrollata di stimoli, gli stessi stimoli sono perfetti per far salivare il pubblico di aficionados e clienti, che qualcosa lo troveranno di certo.Il tema spazio ritorna, in altro modo, da Thom Browne, che in una magione patrizia del settimo arrondissement mette in scena, alla sua maniera, un pacifico arrivo di creature dell’oltrespazio. Sono issate su zeppe torreggianti e indossano l’intero repertorio di forme di Browne - giacche risicate, gonne a pieghe, abitini perbene e formalità assortite - in vari stadi di complicazione e volumizzazione. L’esercizio come sempre diverte, ma rimane tale, inimmaginabile oltre la passerella e per questo vagamente onanistico.
Chanel, un universo per accogliere il futuro. Miu Miu gioca con i grembiuli
Al suo debutto alla guida della maison, come terzo direttore creativo della sua storia, Blazy segna una rottura, ed abbatte il tweed per sperimentare in molte direzioni











