ROUTE 232 - La chiamano ancora «la Strada della morte». Molto è stato cancellato, ma non tutto. Restano le buche nell’asfalto, qualche lamiera annerita, tronchi spezzati dalle raffiche di mitra, a narrare l’onda di piena dei terroristi che passò di qui, sulla Route 232, all’alba del 7 ottobre di due anni fa, massacrando, travolgendo, torturando. All’angolo con l’autostrada 25 da Shuva, è sorto da allora un enorme capannone di legno addobbato di bandiere con la Stella di David e nastri gialli per ricordare gli ostaggi.