VENEZIA - E se il copione si ripetesse? Nel 2009 l’annuncio che l’anno seguente la presidenza della Regione Veneto sarebbe stata data alla Lega di Luca Zaia e non più all’azzurro Giancarlo Galan, venne fatta da Silvio Berlusconi nel salotto televisivo di Bruno Vespa. Stasera, a Porta a Porta, ci sarà la premier Giorgia Meloni, tra l’altro con un primo passaggio a Cinque Minuti, dopo il Tg1. E allora, come quindici anni fa, anche stavolta il risiko delle Regionali sarà risolto nella “terza Camera del Parlamento”? O sarà tutto rinviato a domani? E sarà davvero, come rimbalzava da Roma, il leghista Alberto Stefani il designato alla presidenza di Palazzo Balbi?
La schiacciante vittoria del centrodestra in Calabria, e in particolare del governatore forzista Roberto Occhiuto, dovrebbe favorire la definizione delle candidature nelle ultime tre Regioni chiamate al voto in questa tornata elettorale e cioè Veneto, Campania, Puglia. Ieri, a spoglio non ancora ultimato in Calabria ma con il risultato ormai netto, si sono rincorse le più disparate e contraddittorie voci: “Meloni e Salvini si sono parlati”, “l’accordo in Veneto è fatto, sarà il leghista Alberto Stefani il successore di Luca Zaia”, “hanno cominciato a parlare anche degli equilibri in giunta, i Fratelli dovrebbero avere almeno 5 su 10 assessori più il vicepresidente”, “però Forza Italia vuole il sindaco di Verona fra due anni e subito la Sanità in Regione”. E poi, l’altra versione: “non è vero niente, finché Salvini non garantisce che darà la Lombardia a FdI in cambio del Veneto non ci sarà alcun accordo”, “ma quale suddivisione degli assessorati, prima bisogna vedere i risultati elettorali”.








