Sì a un leghista in Veneto, no alla lista Zaia. Quando ancora il vertice dei leader del centrodestra era in corso, filtravano queste due novità come condiziono poste dalla premier. I leader del centrodestra, infatti, si sono visti ieri sera per definire il quadro delle elezioni regionali. La location, però, non è stata Palazzo Chigi, ma (pare) la casa della premier. Proprio per avere più riservatezza. Seduti al desco meloniano, c’erano Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi. La soluzione del puzzle, però, non è ancora arrivata. Anche se alcuni punti sono stati chiariti, dopo il nulla di fatto dell’incontro della scorsa settimana. «Dobbiamo lavorare per vincere le elezioni, per avere i migliori candidati possibile», spiegava Tajani nel tardo pomeriggio, entrando a Palazzo Chigi, e confermando che, sì, «si parlerà di nomi». E sempre il ministro degli Esteri ha assicurato che da parte di Fi «c’è massima disponibilità».
Il tassello da cui dipende la soluzione di tutto il puzzle è il Veneto. Salvini insiste per tenerlo in mano al Carroccio, dopo lo stop al terzo mandato per Luca Zaia. Il nome su cui punta la Lega è quello del vicesegretario Alberto Stefani, che è anche il capo della Liga Veneta. «Un ragazzo fantastico, che credo possa dare risposte molto buone anche per il dopo Zaia perché può continuare nel solco di un grande presidente», diceva ancora ieri il braccio destro di Salvini, Claudio Durigon.






