C'è un luogo al mondo dove nessun animale che sia più grande di un riccio è più al sicuro. Che sia un mammifero o un rettile, potrebbe essere ucciso, mangiato o messo in commercio. Questo luogo è la Corea del Nord di Kim Jong-un.

Le foreste e gli ecosistemi della Corea del Nord negli ultimi anni stanno correndo un rischio unico, per certi aspetti, al mondo: la totale "defaunazione", la perdita di qualsiasi tipo di animale "sopra i 500 grammi", che sia una tigre, un orso, ma anche una lontra o un cervo. Praticamente. qualunque animale possa generare un qualche tipo di vantaggio, che sia per cibarsi o per scambi commerciali, viene predato. Lo raccontano, in un aggiornamento rispetto a studi precedenti, alcuni ricercatori dell'University College London guidati da Joshua Elves-Powell, in uno studio pubblicato su Biological Conservation da poche settimane.

Il coinvolgimento statale

Secondo gli esperti, nella difficile Corea del Nord, dove è estremamente complesso reperire informazioni, sta avvenendo una accelerazione. Come noto il Paese guidato dal leader Kim Jong-un punta all'autosufficienza economica ma, per generare entrate, a più riprese ha sostenuto un commercio illegale di fauna selvatica autoctona che doveva essere protetta sia da leggi nordcoreane e in teoria - anche se la Corea del Nord non ne fa parte - dalla nota Convenzione sul commercio internazionale di fauna e flora selvatiche (CITES).