BELLUNO - Un detenuto di 35 anni due giorni fa è stato trovato nel bagno della sua cella, nella casa circondariale di Baldenich. Si è impiccato. Sul caso intervengono la consigliera comunale Ilenia Bavasso (Insieme per Belluno Bene Comune) e Davide Noro (segretario Pd città di Belluno). Un episodio, ricordano i due, «che non possiamo ignorare» e che arriva a 9 anni di distanza dall'ultimo in una struttura che altri presentano come "ottimale". «La società si sta lentamente abituando alle morti in carcere. Noi sottolineiamo come l'assenza di un garante per i detenuti presso l'istituto, non faccia che aggravare tale situazione: sappiamo che la dottoressa Maria Losito si è dimessa nel dicembre scorso e che ad oggi non è stato individuata ancora una figura in grado di sostituirla».
Dice Bavasso: «All'interno delle carceri il suicidio rimane la causa più frequente di morte: una parabola ascendente negli ultimi anni: nel 2022 si era avuto un picco tragico di 85, ma il 2024 c'è stato il record con 92 detenuti e 7 agenti di polizia penitenziaria (non si parla mai abbastanza di loro). E ora nessuno ci assicura che questo ragazzo di 35 anni, il 58esimo detenuto suicida del 2025, sia l'ultimo dell'anno». La consigliera allarga ancora lo sguardo, ma senza dimenticare Baldenich: «A ciò devono aggiungersi i morti per causa da accertare, giacché spesso gli accertamenti riconoscono proprio nel suicidio la causa della morte. In ogni caso le statistiche dicono che i detenuti si suicidano circa 18 volte più della popolazione libera e gli agenti con una frequenza 4 volte superiore». Un disagio certificato «dall'uso regolare di stabilizzanti dell'umore, antipsicotici e antidepressivi (20% delle persone detenute); il 40% fa uso di sedativi o ipnotici, aumentano aggressioni (668 nel 2024, cinquanta in più del 2023) e atti di autolesionismo (12,896, 514 in più); nel 2024 sono cresciute anche manifestazioni di protesta collettiva». Ma a fronte di tutto questo il «ministro della Giustizia Carlo Nordio sostiene che non vi sia correlazione tra l'elevato numero di suicidi e il sovraffollamento carcerario ed anche a Belluno ad agosto c'era stata una protesta per questo». Infine, da avvocato, divenuta tale proprio dopo essere stata esaminata da Nordio in procedura penale, Bavasso chiude: «Non posso inoltre ignorare l'altissimo tasso di recidiva e lo svuotamento del principio costituzionale che indica come la pena debba tendere alla rieducazione del condannato: oggi prevale una logica punitiva i cui effetti dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti».







