Nel 2023 è stato introdotto in Italia il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), che rappresenta lo strumento di riferimento per affrontare la crescente fragilità del territorio italiano di fronte agli effetti del cambiamento climatico. Il suo obiettivo è, sulla carta, ridurre le vulnerabilità, aumentare la resilienza e garantire una gestione sostenibile delle risorse, con ricadute dirette sulla sicurezza dei cittadini, sulla tutela degli ecosistemi e sul patrimonio culturale ed economico. Sulla carta perché il Piano presenta ancora ampi margini di miglioramento, a cominciare dalla sua applicazione. Alcune regioni – come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto – hanno sì già avviato iniziative legislative sul clima ma il quadro nazionale resta complesso e multiforme. Necessario, inoltre, rafforzare l’integrazione e la comunicazione a livello nazionale, così da favorire una più ampia diffusione delle buone pratiche e una traduzione sempre più concreta delle linee di indirizzo. E che sia urgente applicare il Pnacc lo dicono bene i dati Ispra: le regioni più colpite – Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria – sperimentano con frequenza eventi estremi che si fanno sempre più intensi e devastanti.
Cambio di clima, piano fermo così condannati all’emergenza
Occorre una pianificazione urbanistica sostenibile, in grado di promuovere delocalizzazioni e rigenerazioni urbane






