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In Cechia sono cominciate le consultazioni dopo le elezioni parlamentari, vinte nettamente dall’ex primo ministro sovranista Andrej Babiš. Il suo partito, Azione dei cittadini insoddisfatti (ANO), è andato vicino alla maggioranza, con 80 seggi sui 200 della Camera che veniva rinnovata, ma per governare avrà bisogno del sostegno di altri partiti. Non è scontato che i potenziali alleati di Babiš, ancora più radicali di lui, siano compatibili con le condizioni fissate dal presidente della Repubblica, l’europeista Petr Pavel.

Domenica Pavel ha detto che la priorità, nella formazione del prossimo esecutivo, sarà l’impegno a «restare nell’Unione Europea e nella NATO». Durante la campagna elettorale aveva avvisato che avrebbe bloccato la nomina a ministri di politici favorevoli al ritiro della Cechia da queste organizzazioni, come quelli con cui Babiš sta cercando di allearsi. Non è un caso che sabato, la sera della vittoria, Babiš abbia messo le mani avanti affrettandosi a dire: «Siamo chiaramente pro-Europa e pro-NATO».

I dirigenti di ANO festeggiano, insieme a Babiš, la vittoria delle elezioni, il 4 ottobre (AP Photo/Petr David Josek)

Babiš ha detto di voler fare un governo di minoranza con l’appoggio di due partiti di destra populista: Libertà e Democrazia Diretta (SPD) e gli Automobilisti per se stessi. Entrambi però hanno detto che lo sosterranno solo in cambio di ministeri, e le trattative sono in corso. Da lì i problemi, perché indire un referendum sull’uscita dall’Unione Europea e dalla NATO è una richiesta storica dell’SPD. Babiš l’ha escluso.