Nato in Kosovo nel 1986, Petrit Halilaj è cresciuto nel ciclone della Guerra dei Balcani e molto del suo lavoro artistico, esposto poi al Met, Tate e Centre Pompidou, si basa su documenti, storie e ricordi legati a quelle sue intricate radici. Non a caso è stato scelto da Fondazione Arte CRT per la seconda edizione di Radis, progetto di promozione del territorio attraverso l'arte contemporanea. A Gentleman si è raccontato mentre lavorava all’installazione che verrà svelata a Dogliani, nelle Langhe, il 5 ottobre.

Petrit Halilaj sul tetto del Met di New York con la sua opera “Abetare”. ©VincentTullo

1. Runik, Kosovo.

Sono nato nel villaggio di Kostërrc e quando avevo cinque anni la mia famiglia si è trasferita in questa piccola città a circa 5 km di distanza. A Runik, i miti antichi e la vita quotidiana si fondono in modi che ho compreso solo anni dopo. È un luogo d’immensa bellezza e trauma. È ricco di ricordi di guerra, ma anche dei canti degli uccelli, della dolcezza della famiglia e del mistero delle rovine preistoriche appena sotto il suolo. È lì che la mia immaginazione ha preso forma per la prima volta. Ancora oggi, il mio lavoro è un modo per tornare lì, alle mie origini, alle prime domande essenziali.