Una rete criminale ben organizzata, capace di violare i sistemi di autenticazione digitale e di approfittare di un’iniziativa pensata per promuovere l’accesso alla cultura tra i giovani. È questo lo scenario emerso dalle indagini della procura di Torino, che ha portato alla luce una maxi truffa ai danni della piattaforma 18app e, di conseguenza, dello Stato. Un’operazione che ha visto coinvolte almeno quindici persone in diverse regioni italiane, tutte indagate per concorso in frode informatica e truffa aggravata come riporta l’edizione torinese di Repubblica.
Il meccanismo era tanto semplice quanto insidioso: attraverso sofisticate tecniche di phishing, i truffatori riuscivano a ottenere le credenziali SPID di centinaia di neomaggiorenni, fingendosi enti affidabili come fornitori di identità digitale o istituti bancari. Una volta in possesso dei dati, creavano SPID “paralleli”, perfettamente funzionanti, con i quali accedevano alla piattaforma 18app.italia.it per attivare e incassare il bonus cultura da 500 euro, destinato originariamente a sostenere le spese culturali dei giovani.
Ma il raggiro non si fermava lì: i bonus venivano spesi in esercizi commerciali fittizi, riconducibili agli stessi autori della truffa. Qui, attraverso la produzione di fatture false, si chiedevano e ottenevano i rimborsi dal Ministero della Cultura, trasformando così i buoni in denaro liquido. Il danno stimato ammonta a circa 500mila euro.






