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Sabato 4 ottobre ricomincia la Serie A Women, il più importante campionato italiano di calcio femminile, che da questa stagione avrà 12 squadre anziché le 10 dell’anno scorso. Di queste 12 solo una è allenata da una donna: il Milan femminile, che anche per questa stagione ha confermato l’olandese Suzanne Bakker, ex allenatrice dell’Ajax. Lavorare (e in particolare allenare) nel calcio maschile è ancora quasi impensabile per una donna, e al contempo sembra anche si stia riducendo lo spazio in quello femminile.

Nel resto d’Europa la situazione è solo un po’ migliore, ma c’è sempre una generale prevalenza di allenatori maschi ai massimi livelli del calcio femminile. Nella Frauen-Bundesliga tedesca ci sono tre allenatrici, nella Women’s Super League inglese ce ne sono quattro e nella Première Ligue francese solo due, così come nella Liga F spagnola. Anche se si guarda alla Champions League, il principale torneo europeo, le allenatrici sono solo quattro su 18: Renée Slegers all’Arsenal, Sonia Bompastor al Chelsea, Sandrine Soubeyrand al Paris FC e Lisa Alzner all’SKN St. Pölten.

Nella Serie A femminile le allenatrici sono sempre state molte meno rispetto agli allenatori. Succede perché c’è un sistema che limita in partenza il percorso necessario per diventare allenatrici. Anzitutto è una questione di costi e di criteri di accesso ai corsi di abilitazione, ma c’è anche il fatto che è difficile per le donne avere credibilità e fiducia in un mondo ancora prevalentemente maschile come il calcio (anche femminile).