«Mi sento come immerso in una sorta di continua colonna sonora che accompagna la mia vita e dalla quale cerco ossessivamente di estrarre e fissare alcuni momenti, per poi elaborarli». C’è una poetica dell’istante, che porta il musicista fiorentino Saverio Lanza a tradurre il quotidiano in musica, attraverso esperimenti sonori che vanno dal campionamento delle voci di homeless al viaggio nelle ninne nanne matrilineari. Ma c’è anche un profondo studio delle ragioni dei suoni, e delle dinamiche (tecniche, ma anche squisitamente ispirative) che li mettono insieme in una composizione. La suddivisione in generi non conta: di formazioni classica, Lanza ha utilizzato quell’humus per farvi fiorire sopra preziosi germogli pop ma anche di ricerca mai fine a se stessa, semmai altamente evocativa. Nella sua storia non c’è solo il lavoro prima con la sua band (i Rock Galileo) poi con Biagio Antonacci, Irene Grandi, Cristina Donà tra gli altri: Lanza è entrato e uscito dal mainstream all’avanguardia contaminandoli, portando la melodia nell’esperienza della conduction - l’improvvisazione per orchestra, da lui sperimentata nel coro - e i linguaggi della musica contemporanea nel pop.
Nel nuovo album Reunion (Freecom/Futurecords) si ha davvero la sensazione di un “fermo immagine” sonoro del flusso esistenziale attraverso dieci tracce tra forma canzone “tradizionale” e la sua messa in discussione attraverso suggestive intrusioni di musica “altra”. È un miracolo, quello compiuto da Lanza: inetichettabile, davvero di confine. Sinceramente borderline, perché le tracce che qui si ascoltano nascono da un desiderio del tutto personale, e non dal precipitato di un’immagine esterna, di un’ispirazione relativa al “fuori”.








