Roberto Occhiuto dovrà aspettare fino alle 15 di oggi per sapere se è stata vincente la sua scommessa di dimettersi con un anno d’anticipo da governatore della Calabria. L’esponente di Forza Italia ha fatto il passo indietro per poi ricandidarsi subito in risposta all’inchiesta per concorso in corruzione che lo vede protagonista. «Troppi miei predecessori, nell’ultima parte del loro governo, sono stati fatti oggetti di inchieste giudiziarie che ne hanno determinato la fine politica e dalle quali, anni dopo, sono usciti indenni. Io non voglio fare la stessa fine e soprattutto non volevo lasciare ferma la Calabria. Ho chiesto una reinvestitura popolare per rinascere perché, finché rimanevo fermo sotto schiaffo della magistratura, nessuno faceva più niente e la regione restava paralizzata» ha confessato a Libero prima del silenzio elettorale. La sfida calabrese di Occhiuto contro Pasquale Tridico, candidato presidente del campo largo, è difficile proprio perché data per vinta troppo presto e troppo unanimemente.
Se l’attuale europarlamentare grillino vincerà, sarà un colpo a sorpresa che farà male al centrodestra, ma acuirà anche le rivalità a sinistra tra M5S e Pd, tra i quali la lotta per la leadership della coalizione in prospettiva delle Politiche 2027 è un capitolo aperto. Il risultato di oggi pomeriggio sarà comunque importante per una serie di ragioni. 1) Se la vittoria del centrodestra in Calabria dovesse aggiungersi a quella della settimana scorsa nelle Marche, fallirebbe il progetto di Elly Schlein di fare di questa tornata elettorale autunnale la prima spallata alla maggioranza di Giorgia Meloni. Nella migliore delle ipotesi per il Pd, la sfida delle Regionali finirebbe 3-3 e non 4-1 come diceva in giro con sicumera la segretaria dem fino a tre mesi fa. Sarebbe la fine della narrazione del campo largo in grado di affermarsi ovunque che la testardamente unitaria Schlein va ripetendo da sempre e al quale ha sacrificato ogni possibilità di unitarietà del suo partito. 2) La Calabria, come le Marche non sono un feudo del centrodestra, diversamente da come lo è invece la Toscana, dove si vota la prossima settimana, per il centrosinistra, che qui ha sempre avuto un governatore targato Pd.















