Decine di persone si sono radunate ieri nella centrale in via Cavour a Bra per manifestare solidarietà agli attivisti della Global Sumud Flotilla e in particolare al concittadino Abderrahmane Amajou. Il 39enne italo-marocchino presidente di ActionAid, in passato consigliere comunale del Pd in città, è l’unico piemontese ancora detenuto in Israele. Amajou ha rifiutato di sottoscrivere l'espulsione volontaria, che comporta la dichiarazione di aver fatto ingresso illegale nel Paese. Rimarrà quindi nel carcere di Ketziot fino all'espulsione giudiziaria. Al presidio braidese, convocato dalla Rete cuneese per la Palestina, sono intervenuti attivisti e studenti insieme al presidente della consulta giovanile di Bra e al fratello di Amajou. «Chiediamo il rilascio immediato di tutti gli attivisti detenuti in Israele contro ogni principio del diritto internazionale e senza avere commesso alcun reato»: così Katia Scannavini e Lorenzo Eusepi, co-segretari generali di ActionAid Italia, intervenuti per sollecitare la risoluzione della crisi apertasi dopo l'abbordaggio della Global Sumud Flotilla. «Sono ancora centinaia - ricorda la ong - gli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti illegalmente dall'esercito israeliano nelle carceri di Ketziot e Saharonim, nel deserto del Negev. Fra loro c'è anche Abderrahmane Amajou, presidente di ActionAid Italia, che ha deciso di prendere parte all'iniziativa come scelta personale e volontaria di attivismo». Amajou era a bordo della nave «Paola 1». ActionAid Italia fa sapere di essere «in costante contatto con l'unità di crisi della Farnesina per ricevere garanzie della massima protezione diplomatica e consolare e ottenere informazioni tempestive sulla salute e l'incolumità di Amajou». Ad oggi, l'organizzazione non è a conoscenza della data del rilascio degli attivisti «ancora sotto sequestro da parte del governo israeliano»: «Chiediamo che sia liberato immediatamente il nostro presidente Amajou, e che il nostro governo si adoperi con ogni mezzo necessario per riportarlo a casa sano e salvo, garantendo che tutti gli attivisti siano rispettati e trattenuti in condizione umane e dignitose».