Soffre, ansima e stenta, poi però è bravo a ribaltare se stesso e l’avversario riprendendosi la testa (in coabitazione) della classifica con una ripresa di nerbo e volontà: il Napoli a due facce che batte il Genoa paga dazio alle fatiche di Champions sconosciute lo scorso anno, e come la scorsa stagione patisce il grifone che gli tiene testa, azzerandolo, per oltre 50’. La vittoria arriva con due lampi: prima Anguissa che di tap-in sfrutta un pasticcio ospite e poi con una rasoiata di Hojlund. La vittoria al Maradona, come già quella col Pisa (e con lo Sporting) lascia però aperti rebus irrisolti: le crepe difensive, una manovra troppo lenta, il califfo McTominay in cerca di ruolo, l’impossibilità di far rifiatare De Bruyne. L’ingresso del belga cambia volto al Napoli – svuotato e scontato – del primo tempo: silenziato dall’assetto di Vieira che muta velocemente pelle in fase di non possesso riempiendo poi in ripartenza i vuoti azzurri, non intravede mai lo specchio della porta. Senza i lampi di De Bruyne, Hojlund non trova il pertugio dentro cui infilarsi, McTominay gira al largo, Neres e Politano sono armi spuntate di un tridente che non azzanna. Azzanna invece al primo affondo, il Genoa: Norton-Cuffy pianta Olivera con uno scatto, Ekhator brucia Beukema e di tacco beffa Milinkovic Savic: gol memorabile per il diciannovenne attaccante dell’under 21 azzurra alla prima da titolare in A. Sfiora persino il bis in avvio di ripresa il Genoa, schiantato poi dalle due accelerate azzurre.