Basta leggere il titolo della mostra per avere la sensazione che si tratta di un evento. Quella che si è aperta il 26 settembre a Palazzo Strozzi di Firenze si intitola sic et simpliciter Beato Angelico, cioè un soprannome, già utilizzato dai suoi contemporanei, preceduto dal riconoscimento del suo status religioso, che solo Papa Giovanni Paolo II avrebbe formalizzato non più di una quarantina di anni fa. Nel titolo, altre parole sarebbero apparse superflue, talmente è alta la fama dell’artista.

A 70 anni esatti dalla grande mostra che nel 1955 fu organizzata per celebrare i 500 dalla morte, il famoso frate pittore – il cui vero nome era Guido di Pietro, poi chiamato fra’ Giovanni da Fiesole – torna protagonista di un progetto ambizioso, di un evento artistico difficilmente ripetibile e che ha in sé il pregio della diffusione, non solo in città, bensì sul territorio, considerata la prolificità dell’artista e, purtroppo, la dispersione di molte sue opere causata dalla soppressione degli enti e delle confraternite religiose voluta dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena che ebbe effetti devastanti sul patrimonio artistico. Anche per questo motivo la mostra ha il grande pregio di riunificare pale d’altare smembrate e disperse da più di duecento anni, offrendo un’occasione unica di lettura completa, o quasi, di opere irrimediabilmente smembrate.