Un corridoio buio, avvolto da una nebbia densa, con una sola luce in fondo a guidare il cammino. In sottofondo, nient’altro che il suono di un cuore che batte. È così che Pierpaolo Piccioli ha accolto gli ospiti per la sua prima sfilata da Balenciaga. Una scelta di messinscena potente, quasi un rito di passaggio, nell’antico Hôpital Laennec al numero 40 di Rue de Sèvres, un indirizzo che nella storia di Parigi è stato prima un ospedale per “incurabili”, poi un liceo, e infine il quartier generale di Kering. Ma per una sera, è tornato a essere un luogo di guarigione, uno spazio dove la moda ha cercato di curare le proprie ferite e ritrovare un’anima. Quel battito che risuonava tra le spesse mura era il filo conduttore di tutto: The Heartbeat, il titolo della collezione, ma anche una dichiarazione d’intenti. “Il battito del cuore è il ritmo che condividiamo — il pulsare che ci ricorda che siamo umani. Eppure, ogni cuore batte in modo diverso”, ha scritto Pierpaolo Piccioli nella lettera lasciata a ogni posto.

Poi, la magia. Sulle note struggenti di In This Heart di Sinéad O’Connor, la prima modella avanza. Indossa un abito nero, una reinterpretazione quasi filologica del celebre “sack dress” che Monsieur Cristóbal Balenciaga presentò nel 1957. Quel taglio dritto, scostato dal corpo, all’epoca scandalizzò le donne parigine abituate al vitino di vespa e ai pesanti tailleur di Dior, segnando l’inizio del vestire moderno. “Cristóbal è sempre stato uno dei miei eroi”, dice Piccioli sorridendo, “ma non ho affrontato questo debutto per fare un tributo. Credo che la moda abbia bisogno di rispetto e tolleranza. L’idea non è sostituire, ma dialogare”. Nei giorni trascorsi negli archivi della Maison, Piccioli ha trovato la sua chiave: “Conoscevo gli abiti dalle foto, ma vederli da vicino mi ha rivelato la loro verità. Dietro la severità e l’austerità delle linee c’era una leggerezza insolita. Un abito Dior dell’epoca pesava quasi nove chili. Un abito di Balenciaga, meno di uno. Ecco perché fu così dirompente: non liberava solo fisicamente le donne, ma anche socialmente”.