In Italia c’è una delicatissima questione energia. Ci sono di mezzo la transizione energetica, le bollette elettriche, la salvaguardia della concorrenza e, dulcis in fundo, le autonomie regionali. A ricordalo è Ferruccio de Bortoli nella consueta analisi su L’Economia in edicola domani con il Corriere della Sera.
L’86% delle concessioni idroelettriche è in scadenza entro il 2029 e la gran maggioranza degli impianti si trova nel Nord Italia. «La durata delle concessioni (tra i 20 e i 40 anni) — ricorda de Bortoli — è tra le più basse in assoluto. In Francia arrivano a 75 anni. Nessun limite in Norvegia e Svezia. Anche chi ama le liberalizzazioni — da sottolineare che vennero decise quando non si parlava ancora di transizione energetica — non vorrebbe fare la figura dell’ingenuo aprendo a gare con colossi stranieri, anche finanziari, fortemente competitivi grazie alle protezioni dei loro Paesi».
Ci sono tre formule di riassegnazione: la gara tra privati, quella con società miste, il partenariato pubblico privato. E poi c’è l’opzione di riassegnare agli operatori uscenti a fronte, però, di un piano straordinario di impegni economici che può valere 16 miliardi in più.






