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"Manca solo l'ultima parola" e manda i suoi a definire il rilascio degli ostaggi

Donald Trump ama enumerare gli accordi di pace che sostiene di aver stipulato da quando siede nello Studio Ovale, sette come riferito nel suo discorso all'Assemblea Generale Onu. Sono due, però, quelli che sino ad ora gli sono sfuggiti, e che influiranno maggiormente sulla sua eredità e sul tentativo di ottenere il premio Nobel per la pace. La guerra tra Russia e Ucraina, che non è più vicina alla conclusione ora di quanto lo fosse quando il presidente Usa è entrato in carica a gennaio, e poi il conflitto tra Israele e Hamas a Gaza, che invece sembra ad una svolta.

"Questo è un grande giorno. Siamo molto vicini a raggiungere la pace in Medio Oriente", esulta il tycoon, prima di sottolineare con un po' di prudenza: "Vediamo cosa succede, dobbiamo mettere nero su bianco la parola finale". The Donald ha subito mandato in Egitto il suo inviato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner per definire i dettagli del rilascio degli ostaggi e discutere il piano Usa per la fine della guerra. D'altronde il Medio Oriente è un teatro estremamente complesso, e da quando il presidente Harry Truman ha riconosciuto lo Stato ebraico nel 1948, quasi tutti i presidenti hanno cercato di instaurare relazioni pacifiche tra Israele e i suoi vicini arabi, ma i conflitti si sono ripresentati ripetutamente.