di
Roberta Scorranese
Il cantautore protagonista di una grande mostra nella sua Asti con le sue opere pittoriche. «Genova per noi è dedicata alla mia città. "Le donne odiavano il jazz", ecco che cosa c'è dietro la canzone. Dio? Qualche volta c'è»
DALLA NOSTRA INVIATAAsti. Un pomeriggio color avorio, di fine settembre. Sul campanello in ottone una scritta: «Avv. Paolo Conte». Un corridoio spartano, poi uno studio d’altri tempi, una luce bassa e sedie alte, imbottite. Tutto pare venire da un altrove, o, meglio, da un «ailleurs» come dicono i francesi.
Questo è il suo storico studio legale? «Sì, lo studio della mia vita precedente, quella di avvocato».






