Dopo i quattro parlamentari rientrati in Italia venerdì, il senatore M5S Marco Croatti, il deputato dem Arturo Scotto, e le eurodeputate Annalisa Corrado e Benedetta Scuderi di Pd e Avs, altri 26 cittadini italiani che erano a bordo della Global Sumud Flotilla hanno lasciato Israele con un volo charter della Turkish Airlines destinazione Istanbul dopo aver firmato il foglio di via delle autorità israeliane. Il loro arrivo in Italia è previsto in tarda serata, con un volo che è atterrato a Milano Malpensa intorno alle 23.45. Altri 15 italiani, che invece non hanno firmato la liberatoria e quindi dovranno essere giudicati dalle autorità israeliane, restano al momento in carcere. La segretaria del Pd, Elly Schlein, è arrivata all'aeroporto di Malpensa, dove intorno alle 23.45 sbarcheranno da un volo proveniente da Istanbul 26 attivisti italiani che erano a bordo della Global Sumud Flotilla espulsi da Israele. Tra questi anche il consigliere regionale della Lombardia Paolo Romano. Schlein si è intrattenuta per alcuni minuti con i genitori di Romano senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. Davanti all'uscita arrivi dello scalo sono presenti una trentina di attivisti con bandiere palestinesi e cartelli di benvenuto. Tra le persone attese anche Yassine Lafram, presidente dell'Unione delle comunità islamiche d'Italia. All’appello manca ancora il Cuneese Abderrahmane Amajou Abderrahmane Amajou, 39enne presidente di ActionAid, in passato consigliere comunale del Pd in città, è tra i 15 italiani ancora detenuti in Israele. Amajou ha rifiutato di sottoscrivere l'espulsione volontaria, che comporta la dichiarazione di aver fatto ingresso illegale nel Paese. Insieme agli altri attivisti non rimpatriati rimarrà quindi nel carcere di Ketziot fino all'espulsione giudiziaria. Al presidio braidese, convocato dalla Rete cuneese per la Palestina, sono intervenuti attivisti e studenti insieme al presidente della consulta giovanile di Bra e al fratello di Amajou. Flotilla, arrivati a Roma 18 italiani liberati in Israele Giunti allo scalo di Fiumicino con un volo di linea da Istanbul Un gruppo di 18 italiani dei 26 totali rilasciati oggi dalle Autorità israeliane che facevano parte della Global Sumud Flotilla è arrivato verso le 23.30 all'aeroporto di Fiumicino con un volo della Turkish Airlines. Si sono dapprima imbarcati su un volo charter della Turkish Airlines partito alle 13.40, le 12.40 in Italia, dall'aeroporto di Eilat diretto a Istanbul e quindi, con l'assistenza di un team del Consolato Generale d'Italia in Turchia, trasferito su altri due voli per il rimpatrio, uno per Roma e l'altro per Milano. Altri 15 italiani, che non hanno invece firmato il foglio di rilascio volontario, dovranno attendere l'espulsione per via giudiziaria, che avverrà la prossima settimana. Cori, applausi e uno sventolio di bandiere, tra cui quelle della Palestina e della Cub trasporti, hanno accolto, nella sala arrivi dell'aeroporto di Fiumicino, i 18 italiani della Flotilla rientrati da Istanbul. Al grido di "Palestina libera” oltre duecento le persone, tra familiari, amici e colleghi , che hanno stretto d'affetto, con abbracci e sorrisi, gli attivisti e giornalisti arrivati. Tante le lacrime di commozione. Srotolato uno striscione : «Non si può fermare il vento, Palestina libera». Paolo Romano: «Non dimentichiamo che la luce va su Gaza non su di noi: quello che sta succedendo lì è molto più grave di quello che ci è successo» «Lavoriamo per la liberazione di tutti i volontari, non solo gli italiani. Non dimentichiamo che la luce va su Gaza non su di noi: quello che sta succedendo lì è molto più grave di quello che ci è successo» commenta all’atterraggio il dem Paolo Romano. «Eravamo tanti in una cella, non c’erano abbastanza letti per tutti. Siamo stati trattati male: non avevamo acqua, praticamente niente cibo. Le donne hanno ricevuto un trattamento peggiore – Luca Viani, cuoco genovese - . Quando siamo arrivati in porto alcuni di noi sono stati bendati, anche io avevo gli occhi coperti. Sono felice di essere tornato a casa. Ma rimane il pensiero per i tanti amici che sono ancora lì in prigione». «Abbiamo subito violenza psicologica, ma anche fisica e verbale. A subire il peggior trattamento erano palestinesi e tunisini. E venivamo insultati continuamente: ci prendevano in giro per essere senza acqua o sigarette, ci bevevano l’acqua fresca davanti. Quando siamo scesi dalla barca ci hanno messi in un piazzale sotto il sole per molte ore. Ho visto arrivare Greta, l’hanno strattonato e fatto impugnare di forza una bandiera israeliana. E l’hanno lasciata così in un angolo ad aspettare». All’arrivo a Malpensa parla Andrea Canazza, pensionato veneto: «Importante che non ci si dimentichi di Gaza, il problema è lì e non si deve parlare di noi ma di loro». «Noi pacifici siamo stati trattati con violenza con le armi puntate – aggiunge Nicolas Calabrese, Italo-argentino, è qui perché ha passaporto italiano -. I popoli del mondo si stanno svegliando, è solo l’inizio. La Global e l’Italia sono una parte del cambiamento contro il genocidio». «Ho visto Greta Thumberg, le mettevano vicina la bandiera di Israele e l’hanno tenuta separata dagli altri. Ci hanno fatti sedere bendati, ho avuto paura che potesse succedere qualcosa di brutto mentre ci tenevano con le mani legate con fasce strette ai polsi e l’aria condizionata al massimo. Mentre ci tenevano ho pensato ai miei cari, a mia sorella che è qui e ai palestinesi che stanno soffrendo – ha raccontato Carlo Alberto Biasoli di Ravenna -. Gli italiani non sono stati colpiti ma ci hanno trasportato in maniera brusca braccio dietro schiena e la testa verso verso il basso».