«Sei anni fa, l’avevo detto chiaramente a investigatori e magistrati — esordisce l’imprenditore Arnaldo Maria Giambertone — nel 2012, il boss Giuseppe Biondino e suo suocero Mimmo Genova mi imposero di utilizzare i mezzi della società Italo Belga quando mi aggiudicai un appalto all’interno di Fondo Anfossi». L’inchiesta di “Repubblica” sul ruolo della famiglia Genova all’interno della società che gestisce la spiaggia di Mondello si arricchisce di un nuovo inquietante capitolo. A contattarci è stato l’imprenditore palermitano già protagonista di alcune denunce contro gli esattori del pizzo: «Dopo anni di soprusi — dice Giambertone — a partire dal 2016 ho raccontato a forze dell’ordine e giudici tutto lo schifo che avevo visto fra Mondello, San Lorenzo e Tommaso Natale. All’epoca, parlai pure delle imposizioni mafiose subite quando stavo realizzando un tratto del collettore fognario». Ma quel racconto non fu sviluppato da chi doveva ed ebbe la stessa sorte di tante altre dichiarazioni fatte dai pentiti su Mimmo Genova e la sua presenza all’interno della Italo Belga: rimase lettera morta. Chissà perché. Ma questa è un’altra storia.

Oggi, la notizia è il coraggioso racconto dell’imprenditore Giambertone: «Torno a parlare — dice — perché voglio una Palermo finalmente libera dalla mafia. E, invece, sono preoccupato per il ritorno in libertà di certi personaggi come Giuseppe Biondino e Bartolo Genova, il figlio di Mimmo». Il primo ha retto il mandamento di San Lorenzo; il secondo, quello di Resuttana: hanno finito di scontare il loro debito con la giustizia, ma oggi continuano ad avere un ruolo criminale? E, soprattutto, quali relazioni d’affari hanno con il loro congiunto Mimmo Genova, che da tanti anni lavora per la Italo Belga? Nella società continua a lavorare come stagionale anche Silvia Di Piazza, la moglie di Bartolo Genova, il suo contratto è scaduto il 30 settembre. Una storica dipendente è pure la moglie del boss Biondino, Rosi, la figlia di Mimmo.