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Ultimo aggiornamento: 17:53
Per la prima volta dal 7 ottobre 2023 e dall’invasione della Striscia di Gaza, il governo italiano ha deciso di revocare una licenza di armi da esportare a Israele. A rivelarlo è il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli rispondendo, per scritto, a un’interrogazione parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra al Senato. Nella risposta il viceministro annuncia solo la revoca della licenza ma, secondo quanto risulta al Fatto che ha consultato fonti qualificate, si tratterebbe di un contratto per munizioni da artiglieria.
Dal 7 ottobre 2023 e vista la reazione sproporzionata di Israele, l’Italia da subito ha annunciato di voler bloccare qualsiasi vendita di nuove armi al governo di Tel Aviv: da due anni non sono stati firmati nuovi contratti. Allo stesso tempo, però, fino a poche settimane fa, erano state rispettate le vecchie commesse firmate prima di quella data. Il governo aveva fatto sapere più volte che anche per i vecchi contratti si era valutato caso per caso assicurandosi – anche se non è dato sapere come – che le armi non colpissero i civili.
Nelle ultime settimane, però, per la prima volta è stata prima sospesa e poi revocata una licenza precedente al 7 ottobre. Rispondendo a un’interrogazione dei senatori di Avs Tito Magni, Ilaria Cucchi e Peppe De Cristofaro sui carichi di armi che partono dall’aeroporto di Montechiari (Brescia) verso Tel Aviv, Cirielli ha risposto che “al momento in cui è iniziato il conflitto, l’Italia ha bloccato tutte le nuove autorizzazioni all’esportazione di materiali d’armamento”.






