Il cardinale Pierbattista Pizzaballa non è un rivoluzionario, ma un riformista prudente, non ama i gesti eclatanti, preferisce il lavoro paziente del tessitore: e infatti avrebbe “evitato un confronto così diretto” come quello della Global Sudum Flotilla. Il patriarca latino di Gerusalemme, creato cardinale da Papa Francesco nel 2023 e considerato tra i suoi papabili nell’ultimo Conclave, è un artigiano del dialogo per tempi impossibili.

È stato uno degli ultimi leader religiosi ad entrare nella Striscia di Gaza, vedere con i propri occhi, denunciare senza giri di parole e, soprattutto, agire. Da oltre trent’anni opera nei territori palestinesi. Dallo scoppio del conflitto è tra le figure più attive sul campo: ha guidato decine di missioni umanitarie, distribuendo aiuti vitali alla popolazione e denunciando con decisione la gravità della crisi. Si potrò ascoltare la sua testimonianza da Gerusalemme al Festival di Luce! a Firenze dove sarà collegato in diretta nel pomeriggio di sabato 18 ottobre per la platea dello storico Salone dei Cinquecento (qui tutte le info).

La visita che ha rotto il silenzio

Fin dall’inizio della crisi, è stato l’uomo del Vaticano in Palestina. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, condannò severamente l’azione terroristica, ma ebbe il coraggio di dire che l’attacco “non è avvenuto nel vuoto” – un’affermazione che gli valse durissime critiche del governo israeliano. Pochi giorni dopo si offrì in cambio dei bambini tenuti in ostaggio, guadagnandosi il consenso dei familiari delle vittime.