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Ultimo aggiornamento: 14:16
Migliaia di lavoratori hanno paralizzato la Grecia giovedì scorso per protestare contro una proposta di legge che potrebbe estendere l’orario lavorativo fino a 13 ore al giorno per lo stesso datore di lavoro. Lo sciopero generale, indetto dalla Confederazione dei lavoratori greci (Gsee) e da quella dei dipendenti pubblici (Adedy), ha coinvolto ampi settori del Paese: dalla sanità ai trasporti, dalle scuole agli uffici pubblici.
In piazza Syntagma, davanti al Parlamento ad Atene, si sono radunate circa 8.000 persone, secondo le stime della polizia. Cortei si sono svolti anche a Salonicco e in altre città, con slogan come “Giù le mani dai nostri diritti” e “No al lavoro medievale”. Tra i manifestanti anche esponenti politici dell’opposizione. Il leader di Syriza, Sokratis Famellos, ha parlato di “una legge che riporta le condizioni lavorative al Medioevo”, accusando il governo Mitsotakis di mettere a rischio la sicurezza dei lavoratori e peggiorare una situazione salariale già critica.
Il disegno di legge, voluto dal governo conservatore di Kyriakos Mitsotakis, non è ancora stato discusso in Parlamento, ma ha già scatenato forti reazioni. La misura più contestata prevede la possibilità di lavorare fino a 13 ore al giorno, per un massimo di 37 giorni all’anno, a condizione che il lavoratore sia d’accordo e riceva un aumento del 40% della retribuzione. Il premier ha difeso la proposta definendola una “scelta volontaria” che offre flessibilità sia ai lavoratori che alle imprese. “Molti giovani vogliono lavorare di più per guadagnare di più”, ha dichiarato Mitsotakis durante la Fiera Internazionale di Salonicco.







