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Guido De Franceschi

La neoleader dei liberal-democratici, tradizionalista e superfalca in politica estera, ma capace anche di toni più morbidi, punta a guidare il governo. A metà ottobre il voto in parlamento

Sanae Takaichi potrebbe diventare la prima donna a guidare il governo del Giappone, un Paese il cui pervicace maschilismo si riverbera anche nella modesta rappresentanza femminile in Parlamento, che non supera di molto il 15%. Lo si scoprirà fra un paio di settimane quando i deputati saranno chiamati a scegliere il nuovo premier. Per ora Takaichi (al secondo tentativo: ci aveva già provato nel 2021 arrivando terza) ha vinto le elezioni interne con cui i liberal-democratici dovevano scegliere il leader che avrebbe sostituito Shigeru Ishiba, che all’inizio di settembre si era dimesso sia da presidente del partito sia da premier.

L’ascesa di Takaichi alla guida dell’esecutivo è estremamente probabile ma non è certa come lo sarebbe stata un tempo. Perché, se è vero che i conservatori del Partito liberal-democratico (Pld) hanno espresso il capo del governo in 64 degli ultimi 70 anni, nelle elezioni politiche del 2024 hanno conosciuto un declino che li ha condannati a essere in minoranza in entrambi i rami del Parlamento nonostante l’alleanza con il partito Komeito. Tanto che la nuova leader del Pld non ha nascosto la sua intenzione di tentare un allargamento della coalizione di governo.