di

Ludovica Brognoli

Il senatore Cinque Stelle Marco Croatti racconta le lunghe ore che hanno succeduto l’abbordaggio delle navi. Momenti di «tensione e paura», in cui gli attivisti hanno subito atteggiamenti «dispregiativi, sia a livello psicologico che pratico»

Un tempo «confuso e difficilmente quantificabile», fatto di tanti spostamenti all’interno «di camionette prive di aperture, con all’interno un caldo infernale», per poi passare a stanze «freddissime, con le magliette bagnate e senza possibilità di vestirsi», provvisti solo di «qualche bottiglietta d’acqua, ma senza mangiare o dormire, e con le medicine e i telefoni requisiti». Sono passate così, racconta il senatore Cinque Stelle Marco Croatti, le lunghe ore che hanno succeduto l’abbordaggio delle navi della Global Summit Flotilla da parte della marina israeliana. Momenti di «tensione e paura», in cui gli attivisti hanno subito atteggiamenti «dispregiativi, sia a livello psicologico che pratico», ribadisce Croatti, rientrato solo ieri in Italia insieme agli altri politici fermati da Israele: Arturo Scotto e Annalisa Corrado del Pd e Benedetta Scuderi di Avs.

Croatti, quando è avvenuto l’abbordaggio? «La nostra nave è stata abbordata intorno alle due di notte: credo siamo stati la seconda ondata, perché la prima è arrivata su Alma, la barca principale, e dopo di lei tutte quelle che le stavano dietro hanno iniziato a rallentare. È stato molto aggressivo, abbiamo visto i cannoni d’acqua, tanti motoscafi velocissimi e i gommoni che abbordavano. Un passaggio, questo, che comunque abbiamo visto relativamente, visto che noi dovevamo obbedire all’alt fisico, e non segnaletico, di quando ci trovavamo una barca davanti. In quel momento, noi seguivamo l’Aurora».