Pur considerando di accogliere e commentare la suggestione dell’esimia presidente del Consiglio sull’introduzione della settimana corta (sorda a tutto il resto, ella ha difatti percepito, del colossale moto di piazze, solo questo: vogliono il weekend lungo. Che in effetti, guardi, presidente: si può discutere, ma non è questo il giorno) ho aderito ieri allo sciopero generale. Il weekend lungo, o la settimana corta, moltitudini di persone non sanno cosa sia. Perché lavorano anche il sabato e la domenica, a Natale e a Ferragosto, sovente per due spicci e altrettanto spesso al nero. Perché non hanno lavoro, specie i più giovani. Spiace anche osservare come si ignori completamente che chi invece il lavoro ce l’ha, e sciopera, rinunci quel giorno allo stipendio: scioperare costa, presidente, ma certo anche rende. Costa in termini economici, per tanti è una perdita grave, rende in restituzione del senso della vita. Ma, dicevo, ne parliamo un’altra volta. Mi sono chiesta come aderire allo sciopero, essendo il compito che svolgo qui quello di raccontare cosa accade attorno a noi, anche nei giorni di sciopero. Soprattutto, direi. Ho scelto infine di dare voce a una delle più celebri poesie di Mahmoud Darwish (Al-Birwa, 1941- Houston, 2008), poeta palestinese morto in esilio in Texas.
Mentre fai le tue guerre pensa agli altri
Weekend lungo la presidente e un grande poeta palestinese












