«Se oggi zio fosse qui, sarebbe orgoglioso di noi». Le lacrime escono facili quando il ricordo di Ayrton salta alla mente. Bianca Senna, 46 anni, presidente di «Senna Brands», l’azienda che gestisce i diritti legati al nome e all’immagine del leggendario pilota brasiliano, non riesce a trattenerle quando ripensa a lui. Di fronte alla McLaren con cui «Magic» vinse il Gp di Monza ’90, regalata da Ron Dennis e sistemata all’interno dell’istituto di San Paolo da lui lanciato prima di morire, si lascia andare a lunghi ricordi. Lo fa mentre tocca la vetrina con il casco che il tricampeão indossò proprio in quell’occasione.

Bianca, Ayrton è sempre nella sua mente?«Lo sogno spesso, i ricordi non sbiadiscono mai. Come quando tornava in Brasile dopo le gare e riuniva la famiglia ad Angra dos Reis. I suoi allenamenti in riva al mare erano infiniti, così come i momenti di riservatezza, quando voleva stare da solo. Amava dormire. Ma era una persona sociale, inclusiva, adorava fare gli scherzi». Ad esempio?«Prima di sederci a tavola, si divertiva a cospargere di pepe il bordo dei bicchieri... Così chi beveva, finiva per tossire all’infinito (ride). Lo ricordo però anche per la sua perseveranza, determinazione». Racconti.«Mi è rimasto impresso un episodio, avrò avuto quattro anni e mio zio mi insegnò a usare le moto d’acqua. Ricordo che ci allenammo tutto il pomeriggio e nonostante fossi stanca mi disse “se non fai almeno quattro cerchi in mare non torniamo a casa”. Da quella lezione ho capito i valori con i quali otteneva le vittorie in pista. Mi ripeteva spesso di non mollare mai».