«Se ti candidi a governare una Regione, non basta esserci nato. Se non ci vivi da sempre, devi studiare, conoscere i problemi, sapere quel che è stato fatto e quel che c’è ancora da fare. Ogni volta che mi confrontavo con il mio rivale, ho avuto l’impressione che fosse qui di passaggio. Se davvero ambisse a fare il presidente della Calabria, forse Pasquale Tridico avrebbe spostato la residenza nella Regione, così da potersi almeno votare».Invece no, il candidato grillino del campo largo continua a vivere a Bruxelles e risultare domiciliato a Roma. Sarà un caso?

«Guardi, io ho stima di Tridico, ma devo confessare che lui si è rivelata una delusione anche per me. Non si è preparato. Avevo un’opinione più positiva di lui prima della campagna elettorale».Eppure è un professore...

«Certo, ma io credo che sia vittima della falsa concezione che la sinistra ha della Calabria e forse del Sud in generale. Hanno fatto una campagna elettorale convinti che la nostra regione sia ferma a quando governavano loro. Pensano di convincere i calabresi a votarli promettendo redditi regionali, assistenzialismo e spesa anziché sviluppo. Tridico ha promesso l’assunzione di settemila forestali, quando io li ho ridotti a quattromila da quindicimila che ne avevamo».Lei invece, cosa promette?