La sua infanzia in tre campi profughi dove “abbiamo vissuto come rifugiati politici grazie a un certificato dell’Onu”: inizia così l’intervista di Rita Rusic al Corriere della Sera, da quando da Parenzo, in Croazia, prese la corriera fino a Trieste con la famiglia. “Dormivo su un materasso macchiato, una sola stanza per tutta la famiglia. C’era anche gente malvagia, alcune donne si prostituivano. I campi erano circondati dal filo spinato. Mia sorella grande, Lierka, piangeva tutto il tempo, voleva tornare indietro. Io da qui non mi muovo, dissi”. Poi “una casa a Busto Arsizio, ma volevo andare a Milano. Mi iscrissi a una scuola di odontotecnica e cominciai a fare la modella. Anni dopo in un ristorante conobbi l’assistente di Celentano, cercavano un giovane volto per il film Asso. Il produttore era Vittorio Cecchi Gori. Lì lo conobbi. Avevo 20 anni, siamo stati insieme per quasi 19″.
Una lunga chiacchierata, nella quale Rusic parla di tutto, e chiaramente anche del rapporto col produttore: “Presto divenne geloso alla follia. Ero troppo stupida per ribellarmi. Non potevo andare da nessuna parte da sola, nemmeno in palestra, e non voleva che facessi l’attrice o la cantante”. La crisi che “fu figlia delle sue insicurezze”, la decisione di diventare produttrice, la fine dell’amore: “Diede l’assegno di mantenimento per i nostri due figli, ma solo per alcuni anni. Io non ho avuto niente. E quando nasci povera, hai il terrore di tornare a esserlo”.







