Economia socialeUn asset strategico capace di creare valore e di garantire resilienza nelle crisi e prospettiva di crescita duraturadi Maurizio Gardini3 ottobre 2025L’Europa sta ridisegnando il proprio bilancio in un momento in cui la competizione globale si fa più serrata e le sfide interne più complesse: la transizione ecologica, l’innovazione digitale, l’invecchiamento della popolazione, le nuove tensioni geopolitiche. In questo contesto, la scelta di ridimensionare i fondi, per settori chiave, rischia di indebolire la capacità del continente di affrontare queste trasformazioni in modo equilibrato e sostenibile.A essere colpita sarebbe anche l’economia sociale, che non è un comparto di nicchia, ma un motore che coinvolge 3 milioni di imprese e 13,8 milioni di lavoratori in Europa, con un ruolo decisivo nelle filiere strategiche, nei servizi di welfare e nella coesione territoriale. Di questi oltre 13 milioni di lavoratori, ben 4,7 milioni sono occupate nelle cooperative europee. In Italia, il movimento cooperativo rappresenta 60mila imprese 1,3 milioni di occupati, 12 milioni di soci e un fatturato complessivo da 160 miliardi di euro, pari all’8% del Pil. Confcooperative, con le sue 16mila realtà associate, rappresenta da sola 550mila lavoratori e 82 miliardi di ricavi: il 4% del Pil nazionale.L’azione delle cooperative in Italia attraversa comparti determinanti: il 25% del Made in Italy agroalimentare, l’80% della pesca nazionale, oltre il 20% degli sportelli bancari con il credito cooperativo, il 30% della distribuzione al dettaglio e servizi di welfare che raggiungono 7 milioni di cittadini, dai minori agli anziani, fino ai soggetti più fragili. Numeri e funzioni che descrivono una realtà ben più vicina a un’infrastruttura economica e sociale che a un settore di nicchia.Il piano della Commissione riduce di oltre 80 miliardi le risorse per l’agricoltura, indebolendo un comparto che ha garantito la sicurezza alimentare anche nei momenti più difficili. La pesca passa da 6 a 2 miliardi. I fondi strutturali perdono risorse e capacità di intervento locale, mentre sul fronte sociale si preannunciano riduzioni sostanziali.