È partita come fosse una rete larga che, ora dopo ora, seguendo anche gli sviluppi della Sumud Global Flotilla, si è ristretta dalle principali città italiane intorno a Roma: teatro quest’oggi di un corteo per lo sciopero indetto dai sindacati e palcoscenico domani della grande manifestazione nazionale a sostegno della Palestina a cui parteciperanno fra le 80 e le 100mila persone (nonostante un preavviso di 20mila).

Su questo appuntamento, in termini di sicurezza, si lavora già da oltre un mese con un’attenzione particolare al principale rischio: avere nella Capitale gruppi di infiltrati provenienti da altre città come Milano, Torino, Bologna, Firenze. Aspetto non nuovo in verità considerati, ad esempio, gli impietosi trascorsi di manifestazioni disastrose come quella degli indignati dell’ottobre 2011. Con consuetudine negli appuntamenti degenerati poi in guerriglie urbane, i disordini nell’80 per cento dei casi - conviene più di un investigatore - sono stati innescati da “extra” romani o fuori sede. Perché sì, anche la Capitale può contare su gruppi di antagonisti (dai centri sociali agli anarchici) ma gli stessi non hanno la forma né le dimensioni di altre realtà come quella milanese o torinese. Dunque l’esigenza di gestire arrivi potenzialmente pericolosi garantendo al contempo la massima libertà di espressione e tutelando la più ampia circolazione delle persone. Principio quest’ultimo seguito dal Viminale e condiviso da tutte le questure e forze dell’ordine del Paese. Roma, naturalmente compresa.