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Aaron James, professore di filosofia all’università della California Irvine, diede una definizione dell’essere stronzi in un suo libro del 2012. La caratteristica fondamentale di chi lo è, scrisse, è appropriarsi sistematicamente di privilegi indebiti nelle relazioni con gli altri. Lo fa sulla base di un radicato e spesso inconscio senso di superiorità morale, che lo rende indifferente alle eventuali recriminazioni di chi invece quei privilegi, non sentendosi migliore degli altri, non li reclama.

Stando a questa definizione, viene difficile immaginare che persone che si rifiutano o sono incapaci di riconoscere che altri intorno a loro abbiano lo stesso status morale possano avere degli amici. Eppure è verosimile che anche le persone più irritanti – quelle che superano in coda, parlano al telefono ad alta voce in treno, parcheggiano occupando due posti o rimproverano sgarbatamente il cameriere per un’ordinazione sbagliata – qualche amico ce l’abbiano.

Per capire come sia possibile è utile tenere a mente innanzitutto che quelle persone la pensano probabilmente in modo diverso da noi e che quindi, almeno in qualche caso, non credono di fare qualcosa di sbagliato, anzi. Nel manuale di Epitteto, un trattato di etica stoica scritto dal suo allievo Arriano di Nicomedia, Epitteto sostiene che se qualcuno si comporta in modo irrispettoso nei nostri confronti lo fa nella convinzione di essere nel giusto. Nelle sue azioni è guidato «da ciò che appare a lui», non da ciò che appare a noi, e non potrebbe essere altrimenti.