Tesla ha sorpreso il mercato con consegne record nel terzo trimestre: 497.099 veicoli tra luglio e settembre, in crescita del 7,4% rispetto all’anno precedente e ben al di sopra delle 443.919 unità attese dal consensus. È il miglior dato trimestrale della storia recente della casa di Austin (Texas), ottenuto grazie alla corsa all’acquisto negli Stati Uniti prima della scadenza, lo scorso 30 settembre, del credito d’imposta federale da 7.500 dollari per le auto elettriche.
Eppure la reazione del mercato è stata fredda. Dopo un’apertura in rialzo, il titolo Tesla è passato in territorio negativo, perdendo oltre il 4% a due ore dalla chiusura. Un comportamento che riflette la reazione all’eccezionale rally di settembre, +35% in un solo mese (performance top tra i titoli “Magnificent Seven”), quando gli investitori avevano già scontato la possibilità di dati migliori delle stime. È lo schema classico del “buy the rumor, sell the news”: i risultati battono le attese ma arrivano su un terreno già gonfiato dalle aspettative.
Il dato sulle consegne, in effetti, non dissipa le incognite. L’effetto del tax credit Usa ha gonfiato la domanda del trimestre, ma potrebbe lasciare un vuoto nei mesi finali dell’anno. L’azienda stessa ha parlato di «alcuni trimestri difficili» all’orizzonte, con margini sotto pressione a causa di sconti e incentivi. Inoltre l’amministrazione Trump ha avviato la revisione delle regole ambientali, riducendo il flusso di crediti regolatori che in passato hanno sostenuto i profitti di Tesla.








