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Martedì a Copenhagen (Danimarca) i capi di stato e di governo dell’Unione Europea si sono incontrati per parlare di come difendersi da un eventuale attacco di droni da parte della Russia. La riunione è stata convocata dopo che nelle ultime settimane c’erano state diverse incursioni di droni russi nello spazio aereo di alcuni paesi membri, tra cui la Polonia e la Danimarca. I leader europei hanno discusso soprattutto della possibilità di creare un cosiddetto “muro di droni” lungo la frontiera orientale dell’Unione, cioè quella più esposta a eventuali attacchi russi, con funzioni difensive: dall’incontro non è emerso granché, e non è ancora chiaro come funzionerebbe il “muro”.
La prima ad avere menzionato questa ipotesi era stata la presidente della Commissione Ursula von der Leyen durante il suo discorso sullo stato dell’Unione Europea il 10 settembre, ma senza approfondire.
Il commissario europeo alla Difesa, il lituano Andrius Kubilius, aveva poi spiegato che il “muro” sarebbe stato un sistema avanzato per «rilevare, tracciare e intercettare» i droni russi; aveva aggiunto di avere già concluso un accordo con diversi paesi dell’Europa orientale per realizzarlo. Kubilius aveva anche parlato di alcuni strumenti che dovrebbero fare parte di questo sistema, come radar, sensori acustici e dispositivi per confondere il sistema di guida dei droni nemici.












