Le sfilate di Parigi /3 Al suo debutto Jonathan Anderson punta sulla freschezza e la rifrazione dell’identità della maison, togliendo l’enfasi del passatodi Angelo Flaccavento2 ottobre 2025“Il cambiamento è inevitabile”, dichiarano le note di accompagnamento dello show di Dior. È il debutto di Jonathan Anderson: uno degli eventi più attesi della stagione; una impresa titanica, da far tremare le vene e i polsi. Anderson è risoluto nel resettare almeno quanto è delicato e fresco nel tono dell’espressione. Non arriva nella maison con la furia unna del distruttore, con il coraggio impavido di colui che azzera per ripartire, ma con il piglio politico e postmoderno del ricapitolatore, deciso nel voler imprimere il proprio segno autoriale includendo tracce e reperti di una storia lunga e augusta, e di coloro che la hanno animata.A tal proposito, lo show è introdotto da un documentario giornalistico di Adam Curtis, intitolato Do You Dare Entering The House Of Dior, che attraverso un montaggio serrato di filmati d’archivio alternati a scene di film horror, ricapitola momenti salienti mentre cattura, o meglio suggerisce, il terror panico del nuovo arrivato. Proiettato sulle facce di una piramide invertita, il filmato è alla fine assorbito in una scatola posta alla base di questa, come a dire: la storia c’è, ma va messa in un faldone, come un ricordo cui tornare di tanto in tanto.Dior, la collezione per la PE 2026Photogallery21 fotoLa sfilata parte da lì, con un abitino preso in archivio e modernizzato, e poi muove in molteplici direzioni, dalla moda estrema alla apparente normalità, dalla silhouette bar, imprescindibile, presentata in forma rattrappita, cortissima, alle cappe fluttuanti, a una lettura astratta - non proprio felice - dei panier settecenteschi, il tutto condito da borse molto azzeccate e una varietà di scarpe.È tanto, forse troppo, come lecito per un debutto che va considerato come una serie di possibilità, senza considerare che il fatto che il tema dell’identità rifratta, invece che monolitica, è centrale nell’approccio progettuale di Anderson, come visto da Loewe. Il web si divide all’istante, sempre inesorabile e tranciante, ma per quanto non esplosivo è un esordio sicuro, nel quale la vera novità è il tono empatico dell’espressione, lontano mille miglia dall’enfasi del passato.La scena è notturna - blu del mare a mezzanotte, al chiar di luna - da Tom Ford, ma la temperatura è bollente, la seduzione incontenibile, il desiderio debordante. Giunto alla seconda prova come direttore creativo, Haider Ackermann continua a muoversi con sicurezza dentro i codici definiti da Tom, ovvero una idea di linearità scintillante e carica di erotismo, ma porta il tutto in una direzione, se possibile, ancora più lineare ed elegante ma foscamente più erotica, quasi intossicante, sempre lustra e rileccata. Basta un reggiseno di pelle che occhieggia sotto una giacca impeccabile, il pallore del nylon su un corpo albino, il baluginare della pelle in tralice tra le maglie di una rete di vernice per rompere l’incanto dell’apparenza algida e irreprensibile aprendo spiragli di sediziosa seduzione.
Dior si scopre postmoderno, l’eleganza sensuale di Tom Ford
Al suo debutto Jonathan Anderson punta sulla freschezza e la rifrazione dell’identità della maison, togliendo l’enfasi del passato











