Gli imprenditori e gli investitori di solito arrivano prima dei governi a individuare un fenomeno nuovo o una situazione che cambia la normalità. Anche questa volta è tutto sommato così, di fronte al conflitto ucraino. Anche se bisogna dire che, pressate dalle minacce russe, molte cancellerie europee si stanno muovendo rapidamente per capire quali sono le cose giuste da fare: per esempio, il «muro anti-droni» da alzare sul confine Est della Ue. È però da più di un anno che si è formata una pattuglia di startup nel settore della Difesa: si occupano di come le guerre, tornate all’ordine del giorno, sono oggi e saranno domani. Negli Stati Uniti, si calcola che ci siano un migliaio di società nate dopo l’invasione russa dell’Ucraina che applicano tecnologia, software e nuovi concetti con l’obiettivo di rendere le operazioni più intelligenti, più veloci, meno costose. Negli scorsi quattro anni, hanno attratto investimenti di venture capital per almeno 170 miliardi di dollari. Ma anche in Europa ne sono nate. Alla base del fenomeno c’è la realtà della guerra in Ucraina, una tragedia umanitaria e politica e allo stesso tempo un laboratorio delle nuove forme della guerra.