Lo hanno accolto senza applausi. E lui si è infastidito: «Non sono mai entrato in un’aula così silenziosa». «Se non vi piace quello che dirò, potete andarvene. Naturalmente perderete il vostro grado e il vostro futuro», ha aggiunto tra il serio e la celia.
Davanti ai vertici militari convocati da tutto il mondo nella base di Quantico in Virginia, fatto per sé straordinario e senza precedenti, Donald Trump ha parlato per 73 minuti vagando tra le sue ossessioni spettinate: Biden e l’auto-penna, i giornalisti viscidi, la sinistra cattiva, i dazi, il Premio Nobel che non gli hanno ancora dato. Poco o nulla sui nemici esterni dell’America: Putin lo ha «deluso», un cenno fugace alla Cina. Ma al minuto 44 ha sganciato la bomba. «Il nemico ci sta invadendo dall’interno. Le città governate dai democratici sono posti pericolosi e noi le raddrizzeremo una alla volta. Anche questa è una guerra e le persone in questa stanza devono dare una mano. Ho detto a Peter Hegseth (il capo del Pentagono, ndr) che dovremmo usare alcune di queste città come terreno di addestramento per i nostri militari. Molto presto entreremo a Chicago».







