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Ultimo aggiornamento: 19:37
Un doppio fronte scuote cinema e politica. Da una parte la guerra tra gli ex soci ed ex amanti Andrea Iervolino e Monika Bacardi, produttori cinematografici con la società Iervolino Lady Bacardi Entertainment (Ilbe), divenuta poi Sipario Movies; dall’altra l’uso politico del più grande scandalo sui fondi pubblici dell’audiovisivo nella storia d’Italia. Le carte ottenute dal Fatto retrodatano la vicenda di tre anni e mostrano rancori personali, parcelle milionarie e mosse capaci di ridisegnare i rapporti di forza al ministero.
La miccia scoppia nel novembre 2022, quando lo studio Bacardi – tramite l’antiriciclaggio in Lussemburgo – segnala due operazioni sospette legate a Evolution Technology, società connessa al gruppo Iervolino e accusata di fatture fittizie per 250 milioni. A marzo 2024 Bacardi lascia il cda di Sipario e segnala le operazioni a Banca Intesa e Deutsche Bank. A metà settembre 2024 anche Iervolino si dimette dal cda e a dicembre la società di Bacardi nomina presidente il legale David Peretti, che porta Sipario in liquidazione affiancato dal commercialista Dario Spadavecchia. Sono loro ad accusare l’ex socio Iervolino: costi gonfiati dieci volte per produzioni animate tramite società in Bahrain e Lussemburgo, fatture per 88 milioni da Evolution poi fallita e crediti d’imposta indebiti per circa 26 milioni. Spadavecchia produce oltre mille pagine di due diligence sulla società, stimando un buco da 89 milioni, danni e costi colossali. Tra questi però, c’ anche la loro parcella: il 7 luglio 2025 arriva una fattura di Spadavecchia da 718mila euro, con pagamento lo stesso giorno, che porta i costi di consulenze a carico della Sipario in liquidazione sopra il milione di euro.






