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Da mezzanotte negli Stati Uniti – le 6 del mattino in Italia – il governo ha sospeso le proprie attività salvo quelle essenziali, dopo che al Congresso (il parlamento statunitense) non è stato possibile raggiungere un accordo per approvare la legge di bilancio. I Repubblicani hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato, ma non hanno abbastanza seggi da approvare la legge da soli – servono 60 voti su 100 al Senato – e quindi serve la collaborazione di almeno parte dei Democratici. Senza un accordo, il governo “chiude” perché la legge non prevede l’esercizio provvisorio: gli americani dicono «shutdown», in italiano spegnimento.

Quando in Italia era la notte tra martedì e mercoledì, i senatori del Partito Democratico hanno rigettato una proposta dei Repubblicani che avrebbe permesso di continuare a finanziare le spese del governo sugli attuali livelli fino al 21 novembre, e proseguire le trattative nel frattempo. I bilanci pubblici del governo federale normalmente coprono un periodo che va dall’1 ottobre al 30 settembre.

Durante uno shutdown – con la crescente aggressività e polarizzazione della politica statunitense, negli ultimi anni sono stati frequenti – il governo federale deve interrompere tutte le proprie attività tranne quelle considerate essenziali, tra cui per esempio l’esercito, il pagamento delle pensioni, la gestione del traffico aereo e delle infrastrutture. Tutto il resto smette di funzionare, dai grandi parchi al rilascio di visti e documenti: circa 750mila impiegati del governo federale verranno sospesi dal proprio lavoro. Il presidente Donald Trump ha detto che molti di loro potrebbero essere licenziati.