La procura della Repubblica di Treviso vuole approfondire ancora le circostanze che portarono alla morte, oltre un anno fa, il giovane Alex Marangon, 25 anni, barista di Marcon (Venezia), trovato morto il 2 luglio 2024 sul greto del fiume Piave a Vidor (Treviso), dopo essersi allontanato da una serata "sciamanica" a base di droghe e sostanze allucinogene.

Una morte sulla quale, da più di un anno, non si arrendono i genitori, che respingono l'ipotesi di un suicidio, e nemmeno quella di un gesto inconsapevole, una caduta in preda a uno stato alterato. Hanno sempre puntato il dito contro organizzatori e animatori di quella festa, fino a denunciarli anche per omicidio.

Ora quattro persone sono state formalmente indagate con l'ipotesi di morte come conseguenza di altro reato. Si tratta degli organizzatori dell'evento, Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, e di due "curanderos" di nazionalità colombiana, Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, che avrebbero gestito la "liturgia pagana" durante la quale sarebbero state assunte sostanze allucinogene proibite in Italia, in particolare l'ayahuasca.

L'ipotesi sulla quale si indaga, in sintesi, è quella di un atto autolesionistico inconsapevole compiuto da Marangon, privo di controllo su se stesso dopo aver assunto l'erba sudamericana - che avrebbe effetti allucinogeni - ma anche cocaina. La circostanza era stata confermata dagli esami tossicologici disposti dalla magistratura.