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Ultimo aggiornamento: 14:46

Hanno creato con l’Ai un agente provocatore – Aboubacar Moussa, un giovane nigerino di 23 anni, originario di Zinder – programmato per interagire passivamente e attivamente in ambienti digitali considerati strategici per la “costruzione dell’immaginario migratorio”: da Facebook a TikTok e YouTube, in lingua hausa e francese. Una “infiltrazione immersiva e controllata” in gruppi pubblici e semi-aperti, per mappare le reti relazionali e i nodi informativi, identificare contenuti manipolatori, messaggi di disinformazione o promozione delle tratte illegali. L’obiettivo: ricostruire le “traiettorie digitali” di un ipotetico migrante durante la fase pre-partenza. Così un dottore di ricerca dell’Università della Tuscia, Michele Empler, e un ricercatore della statale di Milano, Livio Calabresi (in un progetto coordinato dal professore Alessandro Sterpa dell’Università della Tuscia e finanziato dal ministero degli Affari Esteri) raccontano di aver identificato finalmente il “codice degli scafisti” sui social network, fatto per lo più di emoticon e foto che lasciano immaginare viaggi sicuri e una vita agiata all’arrivo. Tutto in gruppi alla luce del sole, con anche oltre il milione di utenti e aperti da più di sette anni. La maggior parte delle spinte emigratorie resta legata alle condizioni di partenza o alle violenze lungo le rotte, e i rischi del viaggio sono spesso già noti. Le Agenzie Onu ammettono infatti che l’effetto delle campagne di informazione è stato finora limitato. Decifrare il linguaggio dei trafficanti potrebbe migliorane l’efficacia, oltre a fornire strumenti di contrasto, compresi quelli investigativi e giudiziari.