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La vittoria della destra nelle Marche è stata netta: ci sono stati 8 punti percentuali di differenza (52,4 contro 44,4 per cento), ovvero più di 51mila voti, tra il presidente uscente riconfermato Francesco Acquaroli, di Fratelli d’Italia, e lo sfidante Matteo Ricci, del PD. Sono un distacco notevole, ben maggiore rispetto a quello che si attendevano nel centrosinistra, malgrado il pessimismo che pure circolava nelle ultime settimane.
È un risultato abbastanza deludente per tutti i partiti del fronte progressista, se lo si paragona con gli ultimi precedenti. Rispetto alle regionali del 2020, quando PD e M5S si presentarono divisi, ciascuno con un proprio candidato, il partito di Elly Schlein ha perso 2,5 punti percentuali (dal 25 al 22,5 per cento) e, complice la minore affluenza di questo turno, poco meno di 30mila voti. La lista del M5S è passata dal 7,1 del 2020 al 5 per cento: 16mila voti persi.
Anche le liste riconducibili a Matteo Renzi sono scese dal 3,1 per cento del 2020, quando Italia Viva era stata da poco fondata, all’1,9 per cento di quest’anno: cosa che consente a Italia Viva di eleggere comunque un consigliere regionale, ma con un evidente calo dei consensi. Quanto ad Alleanza Verdi e Sinistra, ogni confronto col 2020 è praticamente impossibile, visto che allora si presentarono divisi, sotto liste civiche diverse e tra loro concorrenti.












