«Non mi sono mai sentito straniero sul lavoro». Con un sorriso che conferma la sincerità delle sue parole, e in perfetto italiano, Angelo, 25 anni, egiziano proveniente dal Cairo, riassume la sua esperienza di lavoro all’aeroporto Marco Polo di Venezia, presso i punti ristoro del gruppo Lagardère Travel Retail Italia. Angelo fa parte di un gruppo di 22 lavoratori egiziani arrivati in Italia a maggio dopo un percorso di formazione all’estero, fuori dalle quote del decreto flussi, come previsto dall’articolo 23 del Testo unico immigrazione, riformato dal decreto Cutro nel 2023 (Dl 20/2023).

L’inserimento al lavoro è avvenuto in somministrazione, tramite l’agenzia Randstad, con un contratto di nove mesi. Del gruppo di lavoratori impiegato all’aeroporto di Venezia fanno parte anche Abdel, 25 anni, laureato in lingua e letteratura italiana (come Angelo), e sua moglie Meriem, 29 anni, laureata in giurisprudenza, che parla italiano, inglese e olandese. Insieme sottolineano che «l’ambiente lavorativo è stato molto inclusivo, ma la criticità principale è l’appuntamento per il permesso di soggiorno, che ci è stato fissato per il 12 dicembre, pochi giorni prima della scadenza del contratto di lavoro». Il permesso di soggiorno è «essenziale», sottolineano, sia per motivi di lavoro, «sia - aggiunge Meriem - per poter trovare una casa in affitto». Per la loro permanenza in Italia, infatti, i lavoratori di Lagardère hanno avuto un alloggio fornito dall’azienda.